Nel 2026 non è accettabile la morte di una bambina per difterite!

Il caso di difterite in una bambina non vaccinata rappresenta un importante campanello d'allarme e una gravissima sconfitta per la sanità pubblica italiana.

La vaccinazione costituisce una delle scoperte scientifiche più rilevanti nella storia della medicina ed è stata determinante per l'innalzamento della speranza di vita a livello globale. L'impatto della profilassi vaccinale sulla salute pubblica è paragonabile soltanto alla disponibilità di acqua potabile per l'umanità. Storicamente, la pratica di somministrare minime quantità di microrganismi (virus o batteri) inattivati o attenuati o più spesso parti di essi per istruire il sistema immunitario a riconoscere gli agenti infettivi e a sviluppare una risposta protettiva, prevenendo l’infezione, ha preceduto la piena comprensione biologica dei suoi meccanismi.

Solo con lo sviluppo della microbiologia e dell'immunologia tra l'Ottocento e il Novecento – fino alle più recenti scoperte sui linfociti e sulle risposte immunitarie – la scienza ha potuto confermare la straordinaria efficacia e la sicurezza di questi presidi. Oggi la ricerca non limita la sua azione alle malattie infettive, ma estende le sue frontiere verso vaccini in grado di prevenire o curare patologie tumorali o cronico-degenerative.

Il ritorno di una malattia grave e prevenibile come la difterite ci ricorda che i traguardi raggiunti contro le infezioni non possono essere dati per scontati. Malattie che credevamo un ricordo del passato non sono scomparse per caso, ma grazie a decenni di campagne immunitarie capillari, elevata adesione della popolazione e costante impegno di tutti i professionisti della prevenzione.

Episodi drammatici come questo impongono una profonda riflessione non solo sull'evento in sé, ma anche sulla nostra capacità di informare, comunicare e accompagnare i cittadini nelle scelte di salute. La tutela della salute non si esaurisce nell'offerta del farmaco, richiede un'informazione corretta, l'ascolto e un rapporto di fiducia reciproca tra cittadini e sistema sanitario. Risulta del tutto fuorviante e privo di fondamento scientifico voler contrapporre alle vaccinazioni approcci o medicine alternative: la vaccinazione stessa applica da sempre, ma con rigorosa validazione sperimentale, il principio di stimolare preventivamente le difese dell'organismo prima che l'infezione si sviluppi.

In questo contesto, una raccomandazione vaccinale chiara, competente e basata su evidenze dimostrate deve svolgere un ruolo determinante nell’adesione ai programmi di immunizzazione. Promuovere attivamente le vaccinazioni non è soltanto un compito professionale, ma una responsabilità fondamentale per chi opera nella tutela della salute collettiva.

La vera sfida della sanità pubblica non è solo curare le malattie prevenibili, ma impedire che si manifestino. Quando una bambina si ammala e muore di difterite oggi, il problema non è la mancanza di strumenti di prevenzione, ma il fatto che tali strumenti non siano riusciti a raggiungere chi ne aveva assoluto bisogno. Vi è, in questo tragico evento, una grande responsabilità morale in capo a chi continua ad attaccare le vaccinazioni con argomentazioni che nulla hanno di scientifico e che però aumentano il numero degli indecisi e peggio di coloro che non vaccinano i loro figli.

Il beneficio fondamentale delle profilassi di massa risiede nella cosiddetta "immunità di gregge": quando si raggiungono coperture elevate, si limita drasticamente la circolazione dei patogeni, creando uno scudo protettivo a favore dell'intera comunità, compresi i soggetti fragili o non vaccinabili. È per questo motivo che i vantaggi dell'immunizzazione devono essere garantiti in modo equo e universale. Questa protezione ad ampio raggio salvaguarda tanto il singolo quanto la collettività, riducendo complicanze, ospedalizzazioni e mortalità, con enormi ricadute in termini sociali e sanitari. Inoltre, poiché le infezioni ignorano i confini geografici, la loro prevenzione richiede una visione sistemica e globale: i grandi programmi dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) insegnano che sconfiggere patologie gravi richiede il superamento di barriere ideologiche, economiche e culturali, ponendo sempre al centro il bene comune e la salute pubblica.

È quanto mai necessario che ogni operatore sanitario si impegni a testimoniare ogni giorno, nella propria attività, l’importanza delle vaccinazioni per la propria salute ma anche per la salute collettiva.

E per chi non l’avesse ancora fatto, è forte il nostro appello all’inizio o al completamento di ogni ciclo vaccinale raccomandato.

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